domenica 15 gennaio 2017

Via di fuga a Vicchio (7)


La Sieve a Ponte a Vicchio


Avevo trattato a lungo l’argomento nei primi interventi di questo blog (si veda qui  e puntate successive).
Mi corre l’obbligo di completare l’argomento trascrivendo un passaggio della deposizione del Maresciallo Polito, comandante della stazione CC di Vicchio, resa il 28 ottobre 1997 al processo “Compagni di Merende”. Si parla appunto della percorribilità, nel 1984, della stradina che dalla Sagginalese, passando per la fattoria La Rena, porta a San Martino a Scopeto.

PM: io l’ho incaricata nel corso di queste indagini di verificare la viabilità tra la fattoria La Rena, la strada cha va alla rena, e San Martino a Scopeto, di verificare se era percorribile, le chiedevo di accertare se all’epoca la strada era transitabile. Lo ricorda lei personalmente che era transitabile?

Mar. Polito: No, io ci son passato, però adesso non ricordo se prima del fatto o dopo il fatto, io ci son passato…

PM: era transitabile?

Mar. Polito: era transitabile.

PM: con una macchina?

Mar. Polito: sì, con la macchina.

PM poi le ho chiesto di verificare se non sbaglio se gli abitanti del luogo, se confermavano questo fatto, che era transitabile.

Mar. Polito: sì mi sembra che ho accertato sto fatto, adesso

PM: sì sì, c’è una nota sua.

PM Allora se io le mostro la cartina, per capirsi, è la strada che dalla fattoria la Rena sale su e va

Mar. Polito: va, fino alla comunità va a uscire, alla comunità San Martino (nota: si intende probabilmente una comunità di recupero, con sede San Martino a Scopeto 10)

PM: San Martino a Scopeto. (…9 siccome attualmente, noi ci siamo passati, è transitabile, ma con difficoltà, all’epoca lei ricorda di averla fatta bene.

Mar. Polito: sì sì io ci sono passato con la macchina

PM: Benissimo

Viene poi mostrata la cartina dei luoghi (ma la proiezione è “tutta sfocata” commenta Filastò)

PM: si vede effettivamente male si può mettere a fuoco?... non si riesce… (pausa) Allora … Vicchio … piazzola …Dicomano… la strada della Rena è questa qui. Io le chiedevo se

Mar. Polito: ma prima del posto però è…

PM; sì sì

Mar. Polito: sarà cinque, seicento metri prima.

PM: la domanda è questa; io le chiedevo se da qui questa strada era transitabile.

Mar. Polito: sì arriva a San Martino a Scopeto, che costeggia la comunità…

PM: non ho altre domande.

(…)

Avv. Filastò: a proposito di questa strada, che praticamente provenendo dalla fattoria La Rena … questa strada porta prima alla fattoria La Rena…

Mar. Polito: sì dalla strada comunale, diciamo, no dalla strada provinciale porta a La Rena e poi si va su a San Martino a Scopeto.

(…)

Avv. Filastò: senta, lei ha detto che era transitabile…

Mar. Polito: sì

Avv. Filastò: ora non lo è più?

Mar. Polito: no, ora no. Ora con un fuoristrada si riesce a farla, ma…

Avv. Filastò: come mai?

Mar. Polito: e perché ci sono cresciuti tutti degli alberi, ci son cresciuti e si passa molto male.

Avv. Filastò: Invece all’epoca dell’omicidio si transitava?

Mar. Polito: Sì, io ci son passato con la macchina io.

Avv. Filastò: Ma agevolmente o con qualche difficoltà?

Mar. Polito: No, con qualche difficoltà; perché c’era degli avvallamenti sulla strada.

Seguono considerazioni sullo stato delle strade, asfaltate o sterrate, che sono di minor interesse ai nostri fini.

L’argomento, come del resto avevo già scritto a suo tempo, non può essere decisivo: la strada era percorribile in auto, anche se con difficoltà. Colgo l’occasione per segnalare anche, sull’argomento, il bell’articolo di Antonio Segnini sul suo blog: http://quattrocosesulmostro.blogspot.it/2015/11/in-fuga-vicchio-1.html

mercoledì 11 gennaio 2017

Francesco Vinci alla Boschetta?



Solo una breve nota per osservare che, per quanto il barile delle notizie inedite sia ormai raschiato quasi a fondo, l’ascolto delle registrazioni delle udienze del processo CdM su Radio radicale riserva ancora qualche perla inaspettata. Ad esempio, ascoltando l’ispettore Massimo Fanni, della Squadra Mobile di Firenze, interrogato principalmente sui soldi di Vanni (non poi tantissimi, come si sapeva; udienza del 11 novembre 1997, qui) si viene a conoscere il giorno esatto della scarcerazione di Francesco Vinci nel 1984, ossia il 26 ottobre (minuti 24-25 della registrazione). Si conferma dunque quanto scritto nella cronologia dei fatti contenuta nel ben noto volume “Al di là di ogni ragionevole dubbio”.

Rimarco questa data perché recentemente si era tornati a parlare sul web di una scarcerazione anticipata di Francesco Vinci che gli avrebbe permesso di essere in libertà in occasione dell’omicidio di Vicchio. Scarcerazione anticipata che, sulla base dell’accertamento fatto dall’ispettore della Polizia di Stato presso il carcere di Sollicciano, si rivela l’ennesima leggenda o bufala che dir si voglia.

lunedì 5 dicembre 2016

Alfa rossa a Calenzano (3)




Avevo già scritto sull’avvistamento dell’Alfa GT rossa a Calenzano in due post pubblicati nel maggio di quest’anno (vedi qui e qui). La recente diffusione delle registrazioni audio delle udienze del processo ai cd “Compagni di merende” su Radio Radicale dà l’occasione per tornare sull’argomento, con un racconto che struttureremo come una commedia in due atti e un intermezzo

ATTO I

Il 10 luglio 1997 al processo “Compagni di merende” avevano reso la propria testimonianza Rossella Parisi e Giampaolo Tozzini, la coppia di allora fidanzati che aveva incrociato l’uomo in fuga sull’Alfa rossa a Calenzano all’imbocco del ponte sul torrente Marina. In udienza si era parlato anche a lungo dell’identikit steso in quella occasione, poiché la pubblica accusa tentava di sottolinearne le somiglianze con uno degli imputati al processo, ossia Giovanni Faggi. Il successivo 24 ottobre venne sentito, indotto dalla parte civile avv. Santoni Franchetti, il maresciallo dei CC Dino Salvini, che già aveva deposto nel corso del processo Pacciani (udienza del 28 aprile 1994, trascritta su Insufficienza di Prove) ed era, nel 1997, ex comandante della Stazione carabinieri di Calenzano (ove aveva prestato servizio dal 1980 al 1996) e fresco pensionato (Nota: per chi volesse ascoltarla, la deposizione inizia intorno a minuto 58 della registrazione, parte I; vedi qui).


Nel 1994 non si era parlato dell’identikit – et pour cause, il soggetto descritto dai giovani non assomigliava per nulla a Pietro Pacciani. Nel processo CdM, invece, tra gli imputati vi è anche Giovanni Faggi, che presenta una discreta somiglianza con l’identikit, per cui l’avvistamento assume ora particolare rilevanza. Prima di entrare in argomento, il mar. Salvini descrive la zona del delitto (l’area compresa tra via delle Bartoline, il torrente Marina, la passerella pedonale sul torrente, via dei Prati, Travalle). Chiarisce che quella strada forma una specie di U, e percorrendola tutta si torna quasi al punto di partenza, quindi in certi orari ci va solo chi ci abita o va al ristorante di Travalle (Spazio pubblicitario). Precisa che la zona era conosciuta come luogo dove si appartavano coppiette e spinellati; a Calenzano era una delle zone notorie dove si recava chi voleva appartarsi, potendo arrivare in macchina fino al greto del torrente, quindi posteggiando in area nascosta alla vista (Nota: è l’area prospiciente alla passerella pedonale, proprio in corrispondenza del viottolo che porta, dopo 60 metri, sul luogo ove era parcheggiata la Golf del Baldi). 
(Foto di Jobbe dal Forum "Il Mostro di Firenze"


Fin qui, niente di nuovo: del resto, sono considerazioni che non fanno che confermare appieno quanto da me scritto nei due post precedenti. Fa invece sensazione la dichiarazione, in risposta a domanda dell’avv. Santoni, che la macchina rossa, forse un’Alfa, fu vista da un signore, che si presentò alla compagnia di Prato, dove fu realizzato l’identikit. I due giovani vennero sentiti solo successivamente e sulla base della loro testimonianza fu modificato il precedente identikit, giovani che però non erano in auto, bensì si trattava di una coppietta appartata – ferma in macchina - a una distanza di più di un km dal luogo dove avvenne il fatto. Le parole del maresciallo creano parecchio scompiglio in aula, andando contro un dato di fatto che sembrava pacificamente accertato. Salvini incalzato dalle domande ribadisce che l’auto fu vista dal “signore solo” e che i fidanzati videro invece l’uomo, a piedi, che li spiava al vetro della macchina. Questa versione viene ripetuta più volte, pur con il distinguo di non aver compiuto lui direttamente gli atti di P.G. che erano di competenza della Compagnia CC di Prato, il cui Nucleo Investigativo era comandato dal maresciallo Parretti (NdA: il mar. Parretti non comparirà al processo in quanto gravemente infermo e ricoverato in ospedale a Roma). Salvini ribadisce di essere ragionevolmente sicuro che la coppia, di cui non ricorda i nomi, abbia visto una persona a piedi; dice che c’erano tre autovetture vicine, gli sembra che la coppia in questione fosse in quella di centro, e che i due giovani avrebbero corretto e integrato il primo identikit fatto sulla base della testimonianza del “signore solo”. Ricorda addirittura che le modifiche al disegno vennero fatte da un appuntato (NdA: di cui dice il nome, ma che nella registrazione non riesco a decifrare) diplomato alla scuola d’arte. A questo punto gli avvocati difensori tempestano e il PM Canessa si impegna a recuperare il fascicolo riguardante l’identikit alla compagnia CC di Prato. Tra le altre cose interessanti della discussione viene fuori che una donna, abitante nel condominio vicino al luogo del delitto, avrebbe sentito dei colpi di arma da fuoco in orario imprecisato (NdA: che dalla lettura dei giornali risulta essere intorno alle 23.30). Si parla anche della famosa pietra a forma di piramide tronca, ma senza, a parere di chi scrive, alcun costrutto; lo stesso PM chiarisce di non attribuire all’oggetto alcuna rilevanza o nesso con il delitto.

INTERMEZZO

Il 30 ottobre viene sentito il maresciallo Diotaiuti Angelo, che su incarico del PM ha fatto gli accertamenti necessari per chiarire l’attendibilità della testimonianza Salvini. Diotaiuti, che non si era occupato delle indagini nel 1981, riferisce che le uniche persone che risultano agli atti della stazione di Calenzano e compagnia di Prato come coinvolti nella predisposizione dell’identikit sono i testi già sentiti, ossia la coppia Parisi – Tozzini. Gli stessi erano gli unici presenti insieme al mar Parretti e al disegnatore della Questura di Firenze. Riferisce di aver sentito telefonicamente Parretti in ospedale e anche quest’ultimo esclude la presenza di altri testi, compreso Salvini, che quindi avrebbe riferito solo informazioni di seconda mano. L’appuntato pittore nominato da Salvini non è stato identificato. Il teste però non sa dire chi abbia materialmente redatto l’identikit, avendo unicamente consultato gli atti cartacei disponibili. L’avv. Filastò chiede che venga identificato e sentito come teste l’autore materiale, sì da fugare ogni dubbio in merito alla presenza di altri testi rimasti sconosciuti. Il PM è piuttosto seccato, in quanto fa notare che esiste un rapporto giudiziario agli atti (dove la coppia di testi non è nominata, ma qualificata come “confidenti”) e non servono ulteriori accertamenti, ma la Corte dispone doversi identificare l’autore dell’identikit.

II ATTO

Il 13 novembre a conclusione di questa defatigante maratona viene sentito il graduato della polizia scientifica Giovanni Simpatia, che era stato l’autore materiale dell’identikit. Simpatia racconta di essere andato a alla caserma dei CC di Prato per fare una ricostruzione grafica; ricorda che i testi volevano rimanere anonimi, non volevano pubblicità, per cui lui si limitò a prendere nome e cognome (infatti sono Tozzini e Parisi). Si mise in una stanza con i testi per stare tranquillo, a fine lavoro confermarono la somiglianza; diedero poi gli altri dati (altezza, età, corporatura). L’identikit venne trasmesso alla Questura di Firenze e alla Criminalpol di Roma. Non sa nulla di altri testi che abbiano descritto il tizio sospetto in macchina, né di di un eventuale photofit. Conferma che sul particolare dei capelli i testi erano indecisi, in un primo momento aveva messo più capelli, poi glieli hanno fatti togliere (Nota: il particolare coincide con le testimonianze già rese in aula). La storia si chiude qui.

A questo punto, per ristabilire la probabile verità dei fatti, possiamo citare uno stralcio del rapporto giudiziario dei CC relativo al duplice omicidio dell’ottobre 1981, secondo il quale i due testi avendo incrociato “un'autovettura proveniente dal senso opposto, che viaggiava ad elevata velocità, al fine di evitare una possibile collisione, erano stati costretti a fermare il proprio mezzo e nella circostanza notavano trattarsi di un’autovettura tipo sportivo di colore aragosta o rosso sbiadito condotta da una persona di apparente età 45/50 anni, stempiata dal viso e sguardo stravolti, con lineamenti tondeggianti, vestito di scuro, di cui riuscivano a far comporre un identikit della parte superiore.” Inoltre, “altro giovane riferiva che verso le 22:40, mentre si trovava appartato insieme alla fidanzata, a bordo della loro autovettura, parcata all’inizio di via dei Prati, prima di entrare in intimità, la ragazza si era insospettita per la presenza di un’ombra. Al che, per tranquillizzare la fidanzata, era sceso dall’autovettura ed in tale circostanza aveva notato un uomo avente le stesse caratteristiche di quelle descritte dai precedenti due giovani, tranne una lieve differenza dei capelli, che pur radi erano corti e dritti, il quale avendolo notato si dileguava con andatura svelta e goffa nella adiacente sottostante campagna” (Nota. stralci dal volume "Al di là di ogni ragionevole dubbio").


Se ne dovrebbe concludere che il maresciallo Salvini ricordava male, che non vi era alcun “signore solo” che prestò prima di altri testimonianza per l’identikit, che a far stilare l’identikit stesso furono i due testi ben noti e sentiti al processo, che l’altra coppia, ferma in macchina all’inizio di via dei Prati, vide una persona somigliante all’identikit aggirarsi a piedi in orario antecedente al delitto e in luogo abbastanza vicino, una persona che poteva avere l’atteggiamento di un guardone. Sugli “scherzi della memoria” in perfetta buona fede ho già scritto altre volte e non è il caso di ritornarci sopra ora. Rimanendo ai fatti, sembra probabile che un uomo si aggirasse a piedi nella tarda serata (22:40?) del 22 ottobre 1981 lungo via dei Prati forse per spiare le coppiette appartate (tre auto vicine all’inizio di via dei Prati?); che intorno alle 23:30 vennero sentiti dei colpi di arma da fuoco; che intorno a mezzanotte un uomo, forse lo stesso prima visto a piedi, fuggiva precipitosamente e con aspetto stravolto dal luogo del delitto in direzione Calenzano – Firenze a bordo di un’Alfa GT rossa. Il seguito giudiziario della vicenda dimostra che né la persona né l’auto vennero mai identificate; né si hanno notizie su eventuali ricerche, mentre il Salvini nella sua deposizione chiarisce che vennero sentiti i (pochi) abitanti della zona, tra i quali evidentemente non c’era l’uomo dell’identikit. Alla fine, chiudendo le reti intorno ai Compagni di Merende, la Procura cercò di far coincidere l’identikit con l’imputato Giovanni Faggi, senza poter dimostrare che questi avesse mai avuto in uso un’auto appariscente come un’Alfa GT rossa; quindi senza esito dal punto di vista giudiziario. Si può concludere che molto probabilmente l’uomo sull’Alfa aveva avuto in qualche modo a che fare (come autore o involontario testimone, anche sopraggiunto subito dopo l' omicidio) con il delitto Cambi - Baldi. A modesto parere di chi scrive, è deprecabile il fatto che una pista di rilevante importanza si sia persa nel nulla.

venerdì 2 settembre 2016

Il teste Delta







Articolo da L'Unità


Scrivo questi articoli non per esporre elementi nuovi, ma fondamentalmente per raccogliere le idee, mie e di coloro che vorranno leggere, intorno ad un argomento – la nascita dell’ipotesi investigativa “Compagni di merende” – che trovo affascinante.

Conclusa dunque l’analisi delle dichiarazioni della teste Gamma – e avendo letto con attenzione l’interessante contro-deduzione di Antonio Segnini – proseguo più brevemente con il teste Delta, ovvero Norberto Galli, che all’epoca conviveva con la Ghiribelli e, per dirla elegantemente, la aiutava nel suo lavoro.

Mi risulta che Galli fu sentito a SIT il 27 dicembre 1995, subito dopo la seconda deposizione Ghiribelli, e poi l’8 febbraio 1996; prestò testimonianza al processo il 3 luglio 1997. Delle SIT, delle quali non mi è disponibile il verbale, si può ricostruire (ma solo parzialmente) il contenuto leggendo ambedue i libri di Giuttari (solo 27 dicembre) e la cronologia del libro di Bruno-Cappelletti-Cochi (fonti secondarie). La deposizione a processo è documentata, come al solito, in Insufficienza di Prove (fonte primaria, ma versione fornita a 11 anni dai fatti).


Tanto premesso, veniamo al merito.

Avendo sentito il 27 dicembre la Ghiribelli sostenere di aver visto un’auto rossa scodata ferma su via degli Scopeti in corrispondenza della tenda, auto che la teste ritiene identica a quella del Lotti (sulle modalità del riconoscimento si veda post precedente), il commissario Giuttari decide di sentire immediatamente Norberto Galli, che quell’8 settembre 1985 accompagnava la Ghiribelli di ritorno da Firenze a San Casciano. Il Galli viene portato in questura la sera stessa, per evitare che i testi – che peraltro non stanno più insieme da anni – possano concordare una versione comune. Nel resoconto di Giuttari, sostanzialmente concorde in entrambi i suoi testi, Galli, dopo un’iniziale titubanza, ricorda “bene” di essere passato in auto dagli Scopeti la notte dell’8 settembre insieme a Salvatore Indovino “e forse Gabriella Ghiribelli”.  Avendo notato un’auto di media cilindrata parcheggiata in prossimità della piazzola, Indovino avrebbe commentato “Beati loro che almeno scopano!” Il commento fa pensare che nell’immediatezza l’auto vista dai testi sia stata ritenuta l’alcova passeggera di una coppia appartatasi in prossimità di una piazzola che notoriamente si prestava bene alla bisogna [Nota: nel libro “Il Mostro” il commento sarebbe stato invece rivolto agli occupanti della tenda, ma potrebbe trattarsi di un errore di lettura del verbale]. L’elemento più importante riferito da Giuttari è che Galli ammette, dopo una certa titubanza, di non aver detto nulla ai carabinieri per paura di avere noie con la giustizia, in tal modo confermando quanto riferito dalla Ghiribelli nel pomeriggio. Possiamo integrare il racconto di Giuttari con un dato espunto da “Al di là di ogni ragionevole dubbio”: Galli parlò in quell’occasione di un’auto di forma un po’ squadrata e di colore chiaro [Nota: non era un mistero, dopo il processo del 1994, che Pacciani all’epoca possedeva una Ford Fiesta bianca]. Vi è poi l’excursus sulle auto di Lotti, delle quali il teste ricorda la 124 acquamarina e un 128 coupé [Nota: sono queste effettivamente le auto usate dal Lotti nel periodo di permanenza del Galli a San Casciano].

Del SIT dell’ 8 febbraio so purtroppo ben poco; probabilmente si trattò di ripetere davanti ai magistrati (P.M. Canessa e Fleury) quanto il Galli aveva già raccontato alla polizia giudiziaria. Un elemento che sembra confermato è la presenza di Indovino; Galli infatti riferisce che solitamente non passava, per tornare a San Casciano, da via degli Scopeti, ma quella sera era stato lo stesso Indovino a chiedergli di portarlo a fare una passeggiata in macchina [Nota: la Ghiribelli invece negherà recisamente che Indovino fosse con loro quella sera, spiegando anzi che stavano andando a fargli la puntura; ma la sequenza cronologica dell’avvistamento rispetto alla puntura non è del tutto chiara]. In questa testimonianza, inoltre, la FIAT 128 coupé, che nel SIT precedente era rimasta di colore imprecisato, diventa correttamente rossa.  

 
Panorama da via di Faltignano


Fin qui, tutto bene. Facciamo ora un salto in avanti al processo CdM udienza del 3 luglio 1997.

Rischio di annoiare il lettore riportando testualmente brani della trascrizione dell’udienza, ma ritengo che sia necessario leggere con attenzione (il grassetto è ovviamente mio).

Galli risponde sull’auto vista a Scopeti

P.M.: Senta ancora una cosa: lei ricorda l'episodio della macchina vista davanti alla piazzola di via degli Scopeti?

N.G.: Senta, io come ho detto, io non mi ricordo alcun particolare. Io non potrei dire che macchina né se era bianca, né se era rossa. Io mi ricordo, nel passare, però, io non è che mentre passavo, accanto a me, non mi ricordo se c'era, la Gabriella - lei c'era sempre - o se c'era anche Salvatore Indovino. Cioè, io...

P.M.: Cioè, lei ha questo ricordo: la Gabriella c'era sicuramente, forse, secondo lei, c'era...

N.G.: Non mi ricordo di preciso questo particolare, perché in quel periodo lui stava poco bene e si andava a fargli la puntura, si faceva la puntura. E, nel passare, io ho visto così, con la coda dell'occhio il culo di una macchina però non potrei dire di che colore era. Mi sembra una macchina... una macchina di media cilindrata. Io non potrei dire altro, non vorrei dire altre cose.

(…)

P.M.: Senta, e di questa macchina che poi... vicino a questa piazzola, lei ricorda, questa di media cilindrata, com'era posizionata?

N.G.: lo ho visto con il... così, nel passare, mi sembrava che fosse il culo verso la strada. Io...

P.M.: Verso Firenze? La parte...

N.G.: Verso l'imbocco della strada perché io andavo in su.

P.M.: Bene. E il frontale della macchina, quindi, era verso San Casciano.

N.G.: Sì, verso in su. Così, non l'ho visto...

P.M.: O verso la piazzola?

N.G.: Verso, verso come lei dice la piazzola. Io ho visto qualcuno così, nel passare. Mi sembrava una macchina... Ho detto, io... media, così, normale.

P.M.: Quindi, se mi è consentito, un po' abboccata verso la strada che va alla piazzola, era questa macchina.

N.G.: Sì, abboccata così, lungo la strada, volta in su.

 Galli risponde sulle auto del Lotti

P.M.: Lei sa che macchina aveva il Lotti Giancarlo? Che macchine ha avuto?
N.G.: Io l'ho visto quasi sempre, quelle volte che l'ho visto passare, ci aveva un... o era un 124 o un 125 color verde, più o meno un colore in quel modo vecchio.
P.M.: Il 128 coupé glielo ha mai visto?
N.G.: Io il 128 coupé l'ho visto, mi sembra, perché me lo rammentò lei, una volta.
P.M.: Lo ha mai visto...
N.G.: Io l'ho sempre visto in giro con quella macchina lì.
P.M.: Lo ha mai visto Giancarlo con il 128 coupé?
N.G.: Una volta mi sembra di averlo visto, perché me lo rammentò lei, perché sennò io...
P.M.: Io le ho rammentato che ce l'aveva, lei ricorda...
N.G.: Sì, e se lo avevo visto. Però io lo vedevo sempre con questa macchina verde in giro, lo avevo visto. Una volta l'ho visto con quella rossa, sì.
P.M.: Era...
N.G.:
Era rossa tutta scolorita, sarà stata arancione, non rossa, non so (Nota; il colore del coupé FIAT 128 ufficialmente era “rosso arancio” .  Si noti la quasi perfetta coincidenza con la descrizione data dalla Ghiribelli nell’intercettazione telefonica del 21 dicembre 1997).
P.M.: Perfetto. Questo, volevo sapere.

Galli risponde sul discorso con la Ghiribelli

P.M.: E di questa macchina avete poi parlato con la Ghiribelli dopo che c'era stato l'omicidio?

N.G.: Mah, io questo... Si sarà parlato, ma non...

P.M.: Lo ha detto lei, eh, signor Galli.

N.G.: Sì. Io... ascolti, io posso, non posso ricordarmi con certezza. Si sarà parlato certamente.

(…)

P.M.: Lei, insisto nella domanda, successivamente, il giorno dopo quando ha saputo dell'omicidio, ne ha parlato con la Ghiribelli? Lei ora stava dicendo: 'sa, io in quell'epoca avevo noie con la legge...'

N.G.: Io, ma noi si può aver parlato benissimo, si sarà parlato, ma...

P.M.: Dice la Ghiribelli che lei gli ha detto: 'lasciamo perdere, non lo diciamo a nessuno'.. È vero, o no?

N.G.: Questo se si è detto si sarà detto tutti e due d'accordo. Perché tanto lei sa che la Ghiribelli...

P.M.: Io le chiedo: indipendentemente da chi lo ha detto, questo discorso lo avete fatto?

N.G.: Questo si può averlo detto tutti e due. Io non mi ricordo se l'ho detto io o l'ha detto lei.

P.M.: Benissimo. 

N.G.: Perché prima cosa lei sa che è una donna che, al momento, allora, quando la conoscevo io, beveva come una spugna.

P.M.: Ma il discorso è questo: voi avete fatto quel discorso. Lei dice: 'non ricordo se lo abbiamo fatto di comune accordo, se l'ho proposto io e se lo ha proposto lei. Comunque ci siamo detti di questo fatto... ' 

N.G.: Sì, perché tutti e due si aveva, si aveva un piede, insomma...

Nel seguito dell’udienza, il Galli dirà, in termini molto incerti, che probabilmente erano passati da via degli Scopeti perché la superstrada era interrotta (si veda la deposizione di Lorenzo Nesi al processo Pacciani); invece secondo la Ghiribelli era la strada più comoda tornando da Firenze per passare da indovino e fargli la puntura.

Possiamo trarre delle conclusioni da questo (purtroppo scarso) materiale?

Interrogato senza preavviso, Galli conferma, con qualche incertezza, il fatto dell’avvistamento. Quanto al tipo e al colore dell’auto vista, è chiaro che va a tentoni e i suoi ricordi non sono affidabili. Ricorda la presenza di Salvatore Indovino, particolare che mal si attaglia alla situazione descritta dalla Gabriella. Su insistenza di chi lo interroga, ammette di non aver voluto parlare del fatto per la situazione irregolare in cui sarebbe venuto a trovarsi (sfruttamento della prostituzione).  La vaghezza del ricordo certifica di per sé che, se l’avvistamento è veramente avvenuto nel luogo e tempo riferito, fu dal teste ritenuto poco importante. Quanto al Lotti e alla sua auto, né in corso di indagini preliminari né a processo il teste mette in collegamento la FIAT 128 coupé con l’auto da lui vista quella sera; anche se i ripetuti accenni in udienza chiariscono che, nel secondo SIT, il tema fu toccato, su esplicito suggerimento degli inquirenti. Galli ha visto un’auto, di media cilindrata, forse bianca (lo dice prima di conoscere la versione data dalla compagna). Decise di non avvisare le FF.OO. per salvaguardarsi. E’ chiaro che, nei successivi tre anni di convivenza con la Ghiribelli, l’accostamento al 128 coupé di Lotti non venne mai fatto.

L’analisi critica ci conduce alle stesse risultanze alle quali aveva condotto l’esame della teste Gamma. Il massimo che si può dire è che, passando in macchina per via degli Scopeti, la coppia Galli – Ghiribelli ha forse visto un’auto posteggiata all’imbocco della stradina. Che quest’auto abbia avuto a che fare con un delitto commesso uno o due giorni prima rimane però tutto da dimostrare.

Nella ricostruzione accusatoria fatta propria dalla sentenza contro i “Compagni di Merende” il ruolo dei testi Gamma e Delta è quella di riscontro esterno alla confessione del Lotti; riscontro parziale, in quanto i testi avrebbero visto non il Lotti, ma la sua auto, o meglio un’auto simile a quella che – ritiene la sentenza – il Lotti forse utilizzava ancora all’epoca (avendone già da mesi acquistato e assicurato un’altra).  Ma questo riscontro va ulteriormente ridimensionato: esso vale solo accettando come scontata la veridicità della confessione dello stesso Lotti. Infatti il ragionamento è: il Lotti dice di essere stato in quel momento in quel determinato luogo e in effetti due testimoni videro in quel momento e in quel luogo “un’auto” che poteva essere quella del Lotti.

Foto dal sito www.cronaca-nera.it