mercoledì 19 febbraio 2014

Altre recensioni

Recensioni dai Forum

Ho avuto davvero poco tempo negli ultimi mesi e solo recentemente sono riuscito a portare a termine la lettura del testo di Frank Powerful. Credo sia la cosa migliore che abbia avuto modo di leggere, da un bel po' di tempo a questa parte, sulla vicenda del MdF. Tutta la parte storica è ampiamente documentata, è ben scritto ed organizzato ed è un ottima base di partenza per quanti vogliano approfondire la storia del mdF. È scritto con passione ma senza indugiare su l'uno o l'altro dettaglio pur di portare avanti la propria tesi. È davvero un peccato che l'attuale situazione editoriale non ne consenta una più ampia diffusione. Mi auguro davvero di poter leggere anche la seconda e terza parte al più presto.
(Flanz)

Mi associo largamente alle critiche positive. Riguardo la contribuzione alle vendite io ne ho comprati due (un kindle e un cartaceo) Smile
(Anto4pr)

Io lo sto leggendo adesso in epub (comprato regolare con tanto di DRM deh! ci tengo a queste cose): molto ben scritto, mi scuso solo se sarò lento nella lettura perché non ho quanto tempo vorrei per dedicarmici. Complimenti, comunque.
(Mercuzio)


 il tuo libro è davvero eccellente...mi permetto sinceramente di consigliarlo a chiunque è interessato alla vicenda...i miei complimenti per il lavoro fatto!
(MK108)

E' una lettura essenziale; il gran lavoro di ricerca ha fatto sì che lo studio fosse improntato secondo la razionalità di un'analisi storica assolutamente accurata e precisa.
(UnLealeMiope)

sabato 8 febbraio 2014

Perché proprio Mario Vanni?


Il processo verte più che altro sulle innumerevoli contraddizioni di Lotti, sui non ricordo di Pucci e sul possesso della 128 coupé rossa il giorno dell'omicidio, che l'accusa dà per scontata, ma che scontata non è, visto che il Lotti aveva comprato un'altra vettura due mesi prima del delitto, come cerca di dimostrare il difensore di Vanni. Senza contare che la data esatta dell'omicidio del 1985 non è affatto certa, come già aveva fatto notare il G.I. Rotella nella sua sentenza del 1989. Ma tant'è, alla fin dei conti Lotti è ritenuto credibile perché spalleggiato da Pucci, Pucci è ritenuto attendibile perché confermato da Lotti e Vanni è condannato all'ergastolo; e tanta grazia che il Faggi, per cui il PM aveva richiesto la stessa pena senza uno straccio di prova, viene assolto. Fuggevolmente, la corte si chiede: ma qual era il movente di questi omicidi fatti dal trio di merendari? Questo non si sa e non è neppure che interessi molto, ma visto che il Lotti ha parlato di un dottore che pagava il Pacciani per i delitti, da cui il profluvio di milioni del lavoratore della terra agricola, meglio indagare ancora sul fantomatico dottore di cui nulla si sa. Questa ipotesi di un medico che avrebbe commissionato i delitti era già stata avanzata quando il Mostro di turno in galera era Francesco Vinci (1982-83), e qui mi cito:  In questo senso appare suggestiva la coincidenza che due sospettati, il guardone Spalletti ed un medico ginecologo, oggetto di segnalazioni anonime, siano entrambi residenti, come il Vinci, a Montelupo Fiorentino (il medico sarebbe anzi anche il curante dello stesso Vinci). Verrà più tardi addirittura avanzata l'ipotesi che il ginecologo non sia l'autore dei delitti, ma ne abbia ordinato, dietro compenso, la commissione a Vinci per ottenere i trofei (o “feticci”, come ora si preferisce chiamarli) delle ragazze. Accertamenti sui conti correnti del Vinci non confermeranno questa tesi; ma la boutade resterà probabilmente in mente a qualche inquirente – e non solo -…

Insomma, tutti fanno appello contro la sentenza e le indagini ricevono nuova linfa alla ricerca dei mandanti.

(continua)

giovedì 6 febbraio 2014

Perché proprio Pietro Pacciani (3)


Qui la questione si fa più complessa.
Giuttari si dedica alla riesumazione degli atti degli anni Ottanta ed alla ricerca dei possibili complici di Pacciani, che nella sua ottica possono solo essere i suoi compagni di bisboccia, o, come diverrà proverbiale, “di merende”. Vengono inquadrati il postino Vanni e il senzacasa Lotti, che a sua volta è (era all’epoca) grande amico dell’oligofrenico Pucci . Posto sotto controllo il telefono del bar, si individuano la prostituta alcolizzata Ghiribelli e il suo pappone. In maniera rocambolesca e del tutto priva di logica, ne esce fuori che la Ghiribelli ha visto la macchina del Lotti che insieme al Pucci ha visto Pacciani e Vanni uccidere la coppia francese a Scopeti nel 1985. Nel frattempo si celebra il processo di appello a Pacciani e questa volta, non si capisce bene perché, tutti si aspettano come inevitabile che venga assolto per assoluta mancanza di indizi (come dire: vabbè ragazzi, la prima volta stavamo scherzando). Il che avviene, ma la Procura il giorno prima presenta i nuovi testimoni mascherandoli sotto lettere dell’alfabeto greco; il che a sua volta causa la loro non ammissione al processo (anzi Vanni viene anche arrestato). La giustizia schizofrenica con una mano proclama Pacciani innocente, con l’altra mette in galera il suo presunto complice. Le cose vanno avanti e Lotti e Pucci cantano come canarini, ancorché spesso stonati. Lotti si autoaccusa e ancora oggi nessuno ha capito bene perché, visto che poteva limitarsi a dire di essersi fermato lì a fare pipì, come da prima versione. Il risultato è che viene indagato, ma usufruisce della protezione riservata ai “collaboratori di giustizia”, vitto, alloggio e stipendio. La Cassazione annulla il processo di appello Pacciani a causa del rifiuto di sentire i “testimoni algebrici”, cosa di cui il giudice Ferri si pentirà per sempre. I procedimenti vengono mantenuti separati, così teoricamente in uno Pacciani potrà essere assolto e nell’altro i suoi complici condannati (o viceversa). Si addiviene al processo ai Compagni di Merende (Vanni e Lotti, cui si è aggiunto un certo Faggi i cui reali rapporti con Pacciani non saranno mai appurati) dal maggio 97 al marzo 98, mentre Pacciani muore per conto suo prima di subire un nuovo processo. La procura sceglie di esercitare l’azione penale solo per gli ultimi cinque omicidi, quelli di cui Lotti dice di sapere qualcosa; scelta legittima, ma che costituisce una sconfitta dal punto di vista investigativo: due duplici delitti (settembre 74 e giugno 81) non conosceranno mai una verità giudiziaria - ma anche per gli altri non siamo così sicuri.

(continua)

mercoledì 5 febbraio 2014

Perché proprio Pietro Pacciani (2)

 
 
Riprendiamo il discorso iniziato qualche giorno fa.
In sintesi, dando per buona la versione ufficiale: l’incrocio tra il messaggio anonimo del settembre 1985 e lo screening dei condannati per reati sessuali liberi in corrispondenza temporale degli omicidi evidenzia il nome di Pacciani. Il precedente del 1951 (feroce omicidio con indubbio movente passionale) pare a PL Vigna un’anticipazione dei delitti seriali di un lustmoerder, con la debole motivazione che l’assassino avrebbe avuto l’intenzione di uccidere anche la fidanzata colta in fallo (ehmm), poi salvatasi a prezzo di una prestazione sessuale accanto al cadavere ancora caldo del B .e senza di questa condiscendenza della Miranda, certo si sarebbe avuto un duplice omicidio di una coppia infrattata, in perfetta somiglianza (?) con quelli del MdF; già che si è in vena di fantasia, si inventa la scena primaria del seno sinistro di Miranda, una delle peggiori illogicità di tutta la storia, visto che l’escissione del seno sinistro compare solo negli ultimi due delitti (oltre a essere la scelta normale per un maniaco destrimane).

Vigna scatena Perugini alla caccia di indizi sulla pista Pacciani; il raccolto è suggestivo, ma scarso, qualche giornale, un paio di quadretti, un album da disegno. Scavando in profondità (sic), si trova la pallottola nell’orto, compare più o meno miracolosamente un’asta guidamolla. Si va ad un processo ove il PM Canessa, con quasi niente in mano, fa obiettivamente un gran lavoro (dal suo punto di vista). Pacciani deve essere condannato, tanto tutti sono convinti che se lo merita e che il MdF, morto o partito per altri lidi, non colpirà più. Però alcune testimonianze non si inquadrano bene nella versioni PP = serial killer unico; Nesi ha visto un’altra persona insieme a Pacciani, Ivo Longo lo ha visto su un’altra macchina; alla testimonianza dell’avvocato Zanetti, che sarebbe in teoria un teste a discarico, viene “capita al contrario”. La sentenza Ognibene condanna Pacciani, ma per dare conto di queste discordanze è costretta a supporre l’esistenza di complici. Si cerchino dunque i complici, fantasmi usciti dalla effimera verità giudiziaria della corte di Assise del 94. Perugini è in America, all’arduo compito viene chiamato Michele Giuttari.

(continua)

 

martedì 4 febbraio 2014

Calenzano 1981


Per il venerdì 23 ottobre 1981 era stato indetto uno sciopero nazionale delle categorie industria e agricoltura (quasi generale, escluso il pubblico impiego). Questo permette di inserire di fatto il delitto di Calenzano tra quelli avvenuti la sera di un giorno festivo, ossia tutti meno uno, il primo.
Che strano...

lunedì 3 febbraio 2014

Giancarlo Lotti (2)


Insisto:

le confessioni a puntate di Giancarlo Lotti sono centrali nel processo ai compagni di merende (l’unico che abbia portato ad una condanna definitiva di imputati dei delitti attribuiti al MdF!).

Ora, ci sono 3 ipotesi possibili:

GL è mitomane (ma nessuno, credo, lo ha mai sostenuto; e coinvolgerebbe nella sua mitomania altri testimoni, in una sorta di processo alle streghe di Salem);

GL inventa per suo tornaconto (ma ne esce con una condanna a 26 anni di galera);

GL dice la verità (ma molti elementi sono dubbi, non coincidono ecc).

Nessuna delle ipotesi è pienamente soddisfacente.

Quarta ipotesi, di Antonio Segnini: Lotti è il MdF, da solo.

domenica 2 febbraio 2014

Giancarlo Lotti


Lotti comincia a confessare l’11 febbraio 1996 (il mostro pag. 164) ed è ammesso al programma di protezione collaboratori di giustizia. Questo fino al 2000, sentenza definitiva a 26 anni, quando viene ristretto in carcere (ooops, mi dicono 2001, dove sia stato dopo la sentenza non lo so). Ha 60 anni, ha “goduto” del programma di protezione per 4 anni. Muore il 30 marzo 2002 , quindi sta in carcere solo 2 anni. Se la salute lo avesse assistito, poteva starci altri venti. A questo punto occorre chiedersi: quale convenienza aveva ad autoaccusarsi? E’ stato incastrato dagli investigatori, che lo hanno fatto passare, inconsapevolmente, da testimone a reo confesso?  Se è così, perché non ha ritrattato e cambiato versione nei successivi gradi di giudizio?

Tenendo anche conto che il profilo psicologico tracciato dai periti non è negativo come vorrebbe la nomea di grullo del paese...

sabato 1 febbraio 2014

Perché proprio Pietro Pacciani


Pacciani entra nelle indagini per due motivi: lo screening sui condannati per reati sessuali disposto da Vigna, per il quale sarebbe anche forse fuori dai limiti di età, ma prima ancora per la lettera anonima del settembre 85 immediatamente successiva al delitto di Scopeti, scritta, come poi si scoprirà, da un compaesano che del Mostro nulla sa, ma è insospettito dallo stile di vita di PP. La lettera non accusa esplicitamente Pacciani del delitto, come sostenne al processo Perugini, ma, al di là delle legittime proteste in chiave difensiva dell’avvocato Bevacqua, il collegamento è chiarissimo, nei fatti e nelle date.

Ora, che l'ultimo delitto della serie sia avvenuto a San Casciano è indubbiamente una casualità.

Mi chiedo: se il MdF avesse ucciso in un qualsiasi altro comune della provincia di Firenze, come aveva già fatto e ben poteva ancora fare, se i francesi si fossero accampati da qualche altra parte o se a rivestire il ruolo di vittime fosse stata un'altra sfortunata coppia, la lettera anonima sarebbe ugualmente partita? Probabilmente no... e in quel caso il nome di Pacciani sarebbe mai stato ri-tirato fuori dopo la perquisizione negativa del 19 settembre, visto tra l'altro che i duplici omicidi terminarono? I sospetti a suo carico non sembrano essere molto cogenti, anche la ricerca di quelli che erano liberi al momento degli omicidi e impossibilitati nei periodi di silenzio non gli si attaglia per nulla, Pacciani è ininterrottamente libero dal 1968 al 1985 (e oltre), salvo errore.

Naturalmente, senza Pacciani non c'è più Vanni, non c'è Lotti, non c'è il dottore, non ci sono i mandanti gaudenti, nulla; nel senso che le indagini avrebbero potuto prendere tutt'altra strada. Invece, tutti i processi sono condizionati dalla figura di Pacciani e del suo ruolo, mai dimostrato, di esecutore-killer. Quindi, a quanto pare, tutto parte da una denuncia anonima di uno che non sa niente se non che Pacciani maltratta moglie e figlie.

O sbaglio?