domenica 28 maggio 2017

Il teste Alfa (4)






Riprendiamo il discorso dove lo avevamo lasciato. 
Nel dicembre 1996, ai periti o consulenti che dir si voglia, Pucci racconta di aver troncato l’amicizia con il Lotti in diretta conseguenza dell’omicidio di Scopeti. Sul piano temporale, ma non per la causa, è la stessa cosa che aveva detto a Giuttari il 2 gennaio: “l’ho anche frequentato per circa 6/7 anni fino a circa 10 anni fa, allorché egli non venne ad un appuntamento che mi aveva dato a San Casciano, per cui non lo cercai più e mi allontanai da lui.“ Qualcosa del genere viene brevemente accennato in udienza: “Poi io smisi di andare con il Lotti - capito? – a giro.” (nota: in un punto, però, in cui si sta parlando dell’omicidio di Vicchio); e poi, interrogato dal Presidente relativamente a Scopeti e ai racconti fatti da Lotti degli omicidi precedenti: “Prima succedesse il fatto s'eramo sempre insieme noi, io e lui, s'andava sempre via a Firenze la domenica sera.” Questa affermazione potrebbe essere logicamente integrata inferendo che “dopo che successe il fatto” non si videro più. Il Presidente, però, nella sua ansia di togliere dalla figura di Pucci ogni ombra di possibile favoreggiamento (nota: se ne dovrebbe parlare, di questo aspetto, ma forse lo farò in futuro) si affretta a fargli precisare:
Presidente: No, glien'ha parlato di questi omicidi, prima degli Scopeti o dopo?
F.P.: Dopo.
Presidente: Dopo.
Quindi, risulta pacificamente a dibattimento che Lotti e Pucci continuarono a vedersi e a parlarsi, anche degli omicidi, dopo Scopeti. Questa palese discrepanza verrà denunciata da Propato nella sua arringa (20 marzo 1999) e a detta del Procuratore Generale “questo la dice lunga sui rapporti che continuavano ad esserci tra Pucci e Lotti”. Ma lasciamo da parte questi trucchetti da avvocaticchi di mezza tacca; Pucci in dibattimento parla totalmente a vanvera, quindi le sue dichiarazioni non dovrebbero essere usate né in un senso né nell’altro. Torniamo a verificare la versione primigenia: l’amicizia tra i due compari si interruppe subito dopo l’episodio di Scopeti.
Tuttavia, questa versione venne smentita in dibattimento da testi certamente affidabili, in buona fede e a lui favorevoli, ovvero i suoi stessi parenti. Ne ho già parlato qui e qui, ma vale la pena di fare un breve approfondimento. 
Nella stessa giornata del 6 ottobre, dopo Fernando, viene interrogato il fratello, Valdemaro Pucci, il quale racconta una storia tutta diversa. Pucci e Lotti avrebbero continuato a frequentarsi fino al novembre 91, quando Lotti avrebbe pagato con un assegno scoperto dei generi alimentari acquistati  nel negozio di Valdemaro.  Avendo Valdemaro rimproverato Fernando per le cattive compagnie frequentate, quest'ultimo, forse per soggezione nei confronti del fratello, avrebbe effettivamente rotto l'amicizia con il poco raccomandabile Lotti. La data dell’assegno è certa (novembre '91), quindi siamo più di sei anni dopo Scopeti. Non solo, nello stesso periodo Valdemaro raccomandò Lotti a un conoscente perché lo assumesse, giacché il Lotti era all’epoca senza lavoro. Anche qui abbiamo una data certa, poiché viene escusso il datore di lavoro, Mario B. (udienza del 10 ottobre, non trascritta, ma ascoltabile su radio radicale), il quale conferma di aver fatto lavorare Lotti come manovale, su raccomandazione di Valdemaro Pucci,  nella seconda metà del 1991. Quindi nel giugno del 1991, data dell’assunzione, la famiglia Pucci è ancora in ottimi rapporti con il Lotti e ritiene che sia, testualmente “un bravo ragazzo” (e non certo un complice di feroci assassini e assassino lui stesso). Valdemaro riferisce anche di aver invitato Lotti a un pranzo natalizio, anche se non è in grado di precisare l’anno, presumibilmente dopo il 1985, giacché il Lotti era solo. Nella versione fornita da Valdemaro, quindi, l'allentarsi della relazione tra i due non ha alcun rapporto con l'episodio di Scopeti, avvenendo ben sei anni dopo e per motivi venali: Lotti ha pagato con un assegno scoperto.
Sentiamo gli altri parenti, all'udienza del 4 ottobre 1997. La cognata Paola F. (è la moglie di Valdemaro); riassumo, perché tra teste, avvocati e presidente in udienza c’è un po’ di confusione: quando è uscita fuori la cosa del mi’ cognato (nota: si intende - e verrà precisato - gennaio-febbraio '96), erano tre-quattro anni che Fernando e Giancarlo non si frequentavano più. Prendendo anche il termine più alto, ossia quattro anni, torniamo indietro al gennaio 1992, periodo perfettamente compatibile con l’assegno scoperto firmato da Lotti nel novembre '91. Quindi la dichiarazione di Valdemaro viene perfettamente confermata. Quanto alla sorella Marisa Pucci, interrogata dall’avvocato Bertini, colloca genericamente la rottura del rapporto intorno al ’90; non sa il motivo, ma fa capire che ne era contenta, purtroppo la frase viene interrotta e non sappiamo il motivo della contentezza. Possiamo fare un’illazione indimostrabile, ma, ritengo, credibile: dall’ottobre 1991 Pietro Pacciani è su tutti i giornali, non più solo in qualità di violento e stupratore delle figlie, ma di supersospettato “Mostro di Firenze”. Lotti, si sa, è amico di Pacciani; lo sa Fernando Pucci e lo sanno molto probabilmente anche i suoi parenti, che seguono e accudiscono il fratello meno fortunato con cura e amore. Può essere una coincidenza, ma la rottura dei rapporti tra Pucci e Lotti avviene proprio in questo lasso di tempo; non ci sarebbe da stupirsi che ne sia la vera causa, anche se non viene dichiarata a processo.
Non dà risultato, invece, la ricerca di quando Pucci andò a imbiancare da Vanni, poiché i parenti, comprensibilmente non ricordano il periodo se non per impressioni; è solo lo stesso Vanni che colloca l’episodio nel 1989, ma la sua dichiarazione rimane senza riscontro e essendo egli imputato non può essere considerata.

Ma c’è un altro teste, inatteso, che smaschera la favola della rottura dell’amicizia tra Lotti e Pucci subito dopo Scopeti, ossia Gabriella Ghiribelli. La quale, nello stesso interrogatorio (8 febbraio 1996) in cui racconta la versione “giusta”, che qui citiamo interamente: “La domenica successiva all'omicidio il Lotti è venuto a trovarmi come sempre, senza però il Fernando. Io gli chiesi ragione di ciò ed egli, con fare molto alterato, mi disse che c'era stata una litigata tra loro e che, di conseguenza, egli aveva rotto l'amicizia, aggiungendo che per lui, quando un'amicizia era rotta, era rotta per sempre. La domenica ancora successiva, trovandomi a passare insieme al Lotti in via della Scala, vidi entrare il Fernando nel bar che si trova accanto ai portici di Santa Maria Novella. Io volli andare a salutarlo dicendo anche al Lotti, che non ne voleva sapere di avvicinarsi, che per me il Fernando era sempre un amico, anche se aveva litigato con lui. Lasciai quindi il Lotti dov'era ed entrai nel bar dove salutai il Fernando e gli chiesi che cosa era successo. Egli mi chiese se il Giancarlo mi aveva raccontato qualcosa ed io gli dissi che non mi aveva detto nulla. Egli mi disse che mi avrebbe raccontato tutto un'altra volta. in seguito non ho più avuto occasione di rivedere il Pucci, mentre il Giancarlo ha continuato a frequentarmi tutte le domeniche, fino a quando, recentemente, egli non è stato sentito dalla polizia”, si fa sfuggire anche la versione “alternativa”: “Dopo aver lasciato il Galli, ho affittato una casa in piazza San Lorenzo al n.3 e in quel periodo, quasi tutti i sabati e le domeniche, il Lotti ed il Fernando venivano a cena in quella casa. Ciò è avvenuto, grosso modo, tra il 1987 ed il 1991.” Dobbiamo essere grati alla memoria prodigiosa della Ghiribelli, la quale, dopo essere riuscita a datare con precisione massima la rottura dell’amicizia tra i suoi due affezionati clienti, (peraltro con motivazione sconosciuta, quindi fondamentalmente irrilevante) alla domenica successiva al delitto, ricorda però anche che i due andavano a cena da lei la domenica fino al 1991. Il che coincide perfettamente con quanto dichiarato, concordemente, dai parenti di Fernando Pucci in merito alla perdurante amicizia tra i due. Ora, può essere benissimo che in una qualche occasione ci sia stata una litigata tra Fernando e Giancarlo (Pucci dice per un appuntamento non rispettato, Lotti non dà spiegazioni), ma cosa c’entra tutto questo con l’episodio di Scopeti?
Sia come sia, se la constatazione che la rottura dell’amicizia Lotti-Pucci immediatamente dopo Scopeti era, nell’impostazione accusatoria, un significativo indizio che qualcosa di grave era successo tra i due amici proprio in quella occasione, la presa d’atto, sulla base delle testimonianze rese in udienza e non contestate, che Lotti e Pucci si frequentarono e andarono a giro insieme fino a tutto il ’91 dovrebbe portarci ragionevolmente a pensare che quella sera dell’8 settembre 1985 ai nostri eroi non successe proprio nulla di particolare.
Inspiegabilmente, come ho già spiegato in passato, le sentenze, sia di primo grado che di appello, tengono in non cale quanto inconfutabilmente acquisito in dibattimento e accettano la versione dei fatti raccolta nei verbali di P.G., una scelta difficilmente condivisibile anche dal punto di vista del mero formalismo giuridico.
Speravo di finire qui, ma sul Teste Alfa ci sono altre cose da dire, che rinvio a una prossima puntata.


(SEGUE)

Nessun commento:

Posta un commento

Il tuo messaggio apparirà dopo essere stato approvato dal moderatore.